La pausa caffè diventa «smart»

Dal Giornale di Brescia del 10 luglio 2019

La pausa caffè diventa «smart»: Ovdamatic lancia nuovi distributori.

I ricavi della società della famiglia Turotti salgono a 18 milioni di euro L’utile è stabile a 2 milioni

BRESCIA. La bresciana Ovdamatic si trasforma in spa e punta tutto su caffè e bevande 4.0 grazie a moderni distributori automatici «smart», intelligenti ed iperconnessi. Già nel 2017 l’azienda di Sant’Eufemia attiva nelle province di Brescia, Cremona, Bergamo e Mantova aveva mostrato di interessarsi alla sfida della rivoluzione 4.0, programmando nel biennio successivo una serie di nuovi progetti: oltre ai distributori touch screen, partiti già dal 2017, i progetti «Ovda Vending App», per l’utilizzo di un’App come sistema di pagamento e strumento di dialogo con il consumatore; e «Tecnologia Caffè Sottovuoto», per distributori dotati di una nuova tecnologia per la conservazione del caffè in contenitori sottovuoto, con evidente vantaggi per la qualità.

Importante anche l’investimento, che ha visto la società riconducibile alla famiglia Turotti mettere sul piatto 1,8 milioni di euro solo nello scorso esercizio: un investimento che però – si legge nella relazione di gestione allegata al bilancio – «porterà al miglioramento dell’offerta sia in termini di qualità che di posizionamento di prezzo finale». Del resto, il contesto economico è favorevole al «vending». Al distributore automatico si consuma oggi l’11% del caffè prodotto a livello globale, con circa 150 miliardi di consumazioni erogate.

Mercato in crescita.

Stando alla ricerca di Persistence Market Research «Intelligent Vending Machines Market: Global Industry Analysis 2012-2016 and Forecast 2017-2025» il mercato globale dei distributori automatici «smart» ha un valore di mercato di oltre 5.000 milioni di USD nel 2017, che dovrebbe superare i 15 nel 2025, con un tasso annuo di crescita composto del 15,3%.

L’Italia (dati Confida) ha incassato nel 2017 3,5 miliardi di euro grazie al primo parco macchine d’Europa: le vending machine prodotte sono infatti oltre 810 mila contro le 590 mila della Francia e le 550 mila della Germania, con i distributori diffusi in tutti i comparti, dall’industria (35%) agli uffici privati (15%) sino a commercio (13%), scuola e università (13%), ospedali (11%), uffici pubblici (6%) e luoghi di transito (4%) e svago (3%).

Il passaggio alla spa.

Da qui la fiducia con cui la neo spa Ovdamatic (il passaggio da srl a spa è avvenuto nel marzo 2018) guarda anche all’anno in corso, «iniziato confermando il trend di crescita registrato nel precedente esercizio».

Il bilancio economico al 31 dicembre 2018, infatti, vede l’azienda (94 dipendenti a oggi) chiudere con un volume dei ricavi delle vendite e delle prestazioni che segna un incremento del 4,4% sul 2017 (18,083 mln di euro contro i 17,315 dell’anno prima) ed un utile di 2,018 milioni di euro, in linea con il 2017 e pari al 11,2% dei ricavi.

Il margine operativo lordo (Ebitda) della gestione caratteristica è di 4,495 mln di euro, pari al 24,9% dei ricavi (25% nel precedente esercizio), con gli ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti calcolati in complessivi 1,557 mln (+ 2,7% rispetto al precedente esercizio), con una incidenza del 8,6% sui ricavi (8,8% nel 2017). A quota 1,8 milioni di euro gli investimenti, di cui 1,4 proprio in distributori smart. Unica incognita: la direttiva europea che mette al bando la plastica monouso a partire dal 2021, che pesa come una scure sul futuro del comparto.

 

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